Genoa, De Rossi: “Non siamo ancora salvi. Norton-Cuffy? Sta bene. Baldanzi e Malinovskyi…”

Genoa, De Rossi: "Non siamo ancora salvi. Norton-Cuffy? Sta bene. Baldanzi e Malinovskyi..."

Il Genoa si prepara ad affrontare l’Udinese venerdì 20 marzo alle ore 20:45. Daniele De Rossi ha parlato così in conferenza stampa.

Genoa e Udinese sono pronte a darsi battaglia nella sfida che apre la trentesima giornata di Serie A in programma venerdì 20 marzo alle ore 20:45. Ecco la conferenza stampa di Daniele De Rossi.

Genoa, le parole di De Rossi

Domani tornate in casa contro l’Udinese. E’ l’occasione per rivivere un’altra festa?
“Il campionato non finisce domani ma c’è la sosta. E la sosta è una sorta di piccola vacanza che si prende per decomprimere. Non si può andare alla sosta senza un risultato positivo perché non siamo ancora salvi. Il ‘Ferraris’ è un fattore di cui ho sempre parlato più per conoscenza esterna. Deve essere così anche domani ma non esiste stadio che faccia gol. Se noi facciamo una partita dal punto di vista dell’impegno improntate lo stadio ci verrà dietro e ci farà sembrare tutto più facile. Giocare in casa con l’atmosfera delle ultime partite sarebbe un ottimo vantaggio per noi”.

Norton-Cuffy come sta?
“Sta bene. Sabelli contro la Roma ha fatto troppo bene per tenerlo fuori. Lui, come gli altri, è ‘vittima’ delle scelte che faccio in base a ciò che vedo. Ma è un giocatore dal futuro brillante e luminoso”.

TMW – Scendere in campo a cinque giorni dalla vittoria di Verona può servire a proseguire sull’onda lunga del “Bentegodi” e del successo contro la Roma?
“E’ bello tornare in campo quando hai vinto l’ultima partita e quando l’ultima immagine del tuo stadio è una festa. E’ sempre un piacere. Poi le storie e gli almanacchi si scrivono in ogni partita. Al di là di tutto quello che stiamo dicendo, quello che deve rimanere chiaro è che non siamo ancora salvi. Mancano ancora tantissimi punti. Siamo in un’ottima posizione, i punti che servono non saranno 50 ma molti di meno. Abbiamo incanalato la strada verso la salvezza ma non lo siamo ancora e i ragazzi lo sanno. Questa settimana sono stato come uno degli allenatori anziani degli anni ’90. Quando le cose vanno bene divento un po’ molesto ma non posso immaginare una squadra che entra in campo e faccia una partita meno intensa di come abbiamo fatto con Torino e Roma. Voglio alchimia fra i miei giocatori e trasformare lo stadio in una bolgia vera”.

Come stanno Baldanzi e Onana?
“Stanno bene tutti e due. Tommaso si sta allenando con noi con regolarità con ottimi risultati. A Verona lo volevo nel gruppo ma sapevo che non poteva giocare perché aveva pochi allenamenti. Può giocare dall’inizio, non può fare tutta la partita ma sta bene. Onana ha avuto una storta sotto i miei occhi una settimana fa, ieri si sentiva abbastanza bene. Vediamo oggi e se starà bene lo porteremo in panchina”.

In quattro mesi è cambiato tutto. Di chi è il merito?
“Ci sono state una serie di concause che hanno fatto andare le cose bene. Non c’è un allenatore che senza l’aiuto di società e giocatori possa far bene. Le società hanno bisogno di un allenatore e di un gruppo di giocatori che facciano le cose fatte bene mentre loro controllano e gestiscono il club. Il Genoa con Vieira, l’ho sempre detto, stava ottenendo meno punti di quelli che meritava sul campo. Il calcio è questo. La differenza sta come gestisci i momenti negativi. C’è stato un momento dove abbiamo fatto due punti in cinque partite. Sucu e Blazquez sono sempre stati vicino a me, non ho mai sentito una punta di abbandono. E visto che in passato mi è successo di sentire meno fiducia ai primi risultati non positivi non posso che sottolinearlo”.

Hai cambiato modo di pensare.
“Di questo sono contento. Nasciamo allenatori con delle idee, con delle fantasiose e a volte con delle utopie. Con idoli e allenatori da emulare ma nel percorso devi renderti conto di cosa ti serve e vai un po’ a smussare le tue ferme convinzioni. Ti rendi conto che questa squadra aveva bisogno di qualcosa di più verticale, mi sembra di essere migliorato in questo percorso grazie ai giocatori che hanno sempre dato tutto. Io per prima cosa ai ragazzi voglio trasferire un’anima, poi il resto lo mettiamo. Non serve avere solo un’anima per giocare a calcio, un allenatore deve essere bravo a tirare fuori il massimo ma se non si parte dall’anima che nel momento difficile non ti voltano le spalle non esiste”.

Con la salvezza quasi acquisita pensa a qualche traguardo in più da posizionare? Come i 40 punti per esempio?
“In questa stagione? Assolutamente sì. Secondo me sarebbe sbagliato di parlare di 40 punti, di decimo posto. Se dovessimo trovare una vittoria fondamentale domani è ovvio che devo trovare qualcosa per dare stimoli ai miei giocatori. Credo che la società questo lo sappia e stia parlando di stimoli ai giocatori per non sedersi attorno a questi risultati, sia che dovessimo salvarsi o sia per raggiungere i 40 punti domani dobbiamo vincere. Se arrivassimo ad una quota di risultati che ci permettesse di essere salvi, deve essere un esercizio per il futuro. Il Genoa deve riprendere a sognare, nella mia carriera di giocatore ho visto sì il Genoa in B o in C ma anche al quinto posto con Gasperini. Si va a cicli. Lo ha fatto l’Atalanta, lo fa ora il Bologna. Non si può fare calcio senza sognare o senza avere un obiettivo. Io punto a sognare e a far sognare i tifosi e i miei giocatori”.

Quanto è cresciuta la squadra?
E’ cresciuta la squadra e sto crescendo io. Se avessi analizzato la vittoria di Verona due anni fa avrei storto la bocca. Tutto è esperienza. Vedi che il Verona ha giocato in una maniera particolare contro Bologna o Napoli e in altre gare ha tirato molto in porta. E io inizio a godere della squadra se concede poco. E’ un senso di crescita: capire che, sia in condizione di grande squadra o di lotta alla salvezza, non subire tiri o gol è la chiave”.

La crescita di Marcandalli?
“Quando fai questi risultati ci sono delle cose che vanno meglio rispetto a prima. Si parte dalla prestazione individuale dei giocatori e poi ci sono dei percorsi che hanno un loro flusso naturale. Marcandalli è un 2002, ha fatto esperienza in B e in A. A me ha colpito da subito. Ci sono dei percorsi che si incontri, allenatori e giocatori che vanno d’accordo. Il giocatore sta dando più costanza, è più tranquillo. E’ un giocatore che capisce tutto e ha qualità fisiche da Champions League, da giocatori che vanno di moda adesso. Deve mettere un po’ di dominio del pallone, un po’ di letture. Ma la sua fisicità è quella che hanno difensori dell’Arsenal, o Chelsea. Mi ricorda i primi anni di Rudiger alla Roma, un giocatore acerbo ma che fisicamente era una forza della natura”.

Che Udinese si aspetta?
“L’Udinese ha vinto in casa contro la Fiorentina, ha perso con la Juve e ha pareggiato a Bergamo. E’ una squadra in salute. Hanno voglia di venire qui e non fare le comparse. E’ una società che lavora bene da 40 anni che ho voluto prendere come esempio. In questa conferenza stampa sembra un elogio di fine anno ma questo mi spaventa. Noi non siamo salvi. Lo ripeterò alla nausea. Sono convinto che ci salveremo, l’ho detto da gennaio, ma non lo siamo. Dobbiamo pensare alla partita e goderci l’abbraccio dei nostri tifosi. Ma non siamo salvi. La partita è tanto importante per noi e la sosta dobbiamo affrontarla con uno o tre punti in più”.

Il rientro di Baldanzi può far aumentare le scelte.
“
In base all’avversario pensiamo alla strategia di gara. L’Udinese ha quattro-cinque giocatori di livello altissimo, calciatori che giocheranno prestissimo in squadre di vertice in Serie A e in Europa. Abbiamo un Baldanzi in più, dobbiamo focalizzarci sulla partita e incontreremo giocatori molto forti con capacità di ribaltare il fronte come il Verona ma con qualità superiore all’Hellas. Dovremo fare una partita da squadra, al ‘Bentegodi’ ha funzionato non aver sottovalutato l’avversario. Guai a farlo in casa”.

Ekuban, Malinovskyi e Messias insieme dopo gli infortuni?
“Non mi piace parlare di queste cose. Non porta mai molto bene. I ragazzi devono farmi vedere la disponibilità. Un lavativo con me non ha tre giorni di vita calcistica. Loro tre sono giocatori che hanno voglia di dare una mano e la differenza a volte la fa l’elasticità dell’allenatore. Non meritano di rimanere in ghiacciaia. Hanno sempre cercato di mettersi a disposizione. Io Malinovskyi non lo metterei in questo elenco perché da quando sono qua ha avuto solo un trauma”.

Detto anche in chiave Nazionale, quando c’è una sconfitta in Europa si generano polemiche. Ha una parola per Gattuso in vista del playoff?
“Io penso che tante, troppe, volte, noi allenatori che quando perdiamo in Europa si fa al processo al calcio giovanile italiano. L’Inter l’anno scorso è arrivata in finale di Champions League, il Barcellona ne ha fatte tante e il settore giovanile è sempre lo stesso. Il calcio sta cambiando, il calcio cambierà. Noi stessi cambieremo. Io in pochi anni ho cambiato idea di quale giocatore vorrei avere. Poi ci sta che perdi tanto a poco col Bayern Monaco perché hanno giocatori che hanno 50-60-70 milioni perché li prendono in giro per il mondo dai vari settori giovanili. Non bisogna fare processi tanto meno all’Atalanta che va a giocarsi un onorevole ottavo di Champions e perde contro una squadra più forte. Venendo all’argomento Nazionale, dobbiamo essere meno criticoni e più tifosi veri. Se dovesse andare male ci sarà la rivolta e ci sarà tempo di parlare di Gravina, Gattuso, Buffon. Ora giochiamo contro l’Irlanda del Nord e se passiamo contro Galles e Bosnia e non credo che abbiano settori giovanili migliori dei nostri. Ora ci sarebbe da smettere di fare processo e dire una parola in più a Rino”.

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