Gian Piero Gasperini ha parlato in conferenza stampa alla vigilia della sfida contro l’Atalanta: ecco le sue parole.
Gian Piero Gasperini ha parlato in conferenza stampa in vista della sfida contro l’Atalanta. Una partita speciale per lui che ha scritto la storia della Dea negli scorsi nove anni, vincendo anche un’Europa League. Di seguito le sue parole.
Roma, le parole di Gasperini
Su Ranieri: “Vi anticipo, tanto so che me lo chiederete. C’è stata un’intervista venerdì scorso di Ranieri che ha creato delle situazioni, per me è stata una sorpresa incredibile. Non c’è mai stato un tono diverso tra me e Ranieri, sia nelle conferenze che abbiamo fatto, che nei rapporti tra noi due. Non me lo aspettavo. E in tanti mesi non avevo mai ricevuto questi toni. Da quel momento mi sono preoccupato, intanto, di non risponde e, poi, di cercare di non creare nessun tipo di danno e difficoltà alla squadra o ai tifosi della Roma. Domani è importante, abbiamo ancora chance per l’Europa. La cosa importante è questa. Gradirei che parlassimo solo di campo”.
Su quanto è difficile preparare una partita così: “Ho subito questo impatto mediatico, mio malgrado. Ma per me e per la squadra l’alibi sarà zero. Siamo alla 33^ giornata, è un rush finale ed è importantissima per entrambe, più per noi. Ho spostato la concentrazione solo sul piano tecnico. Ripeto: per me l’importante era non creare alcun danno alla squadra”.
C’è un problema con lo staff medico?
“Sì, a volte è motivo di discussioni interne: nel caso di Wesley, lui si sente di poter giocare però lo staff considera che invece ci sono dei rischi da non voler correre. Questo porta a discussioni, ma da qui a quello che dice lei ce ne passa. Wesley vuole giocare, ma dall’altra parte si frena. Vedremo, io mi sono sempre attenuto alle indicazioni mediche: io dipendo dall’ok medico”.
Quanto accaduto può influenzare la mente della squadra?
“Zero. Nessun alibi. Anzi, magari è anche un po’ di benzina in più. Forse il tifo sosterrà ancora più la squadra”.
Si sente più vicino a rimanere?
“Lei continua a chiedere altre cose, io parlo di calcio. Faccia altre domande. Le rispondo solo sulla gara di domani, altrimenti ho chiuso”.
Qualche indicazione di formazione?
“Sono quelle che si sanno, a parte i calciatori in recupero. Abbiamo perso Pellegrini, è un peccato. La rosa è definita. C’è il problema di Pisilli, ma sembra aver recuperato: vediamo oggi”.
L’approdo o no in Champions, può orientare le decisioni a fine stagione?
“Questo lo deve chiedere alla società, che è stata molto chiara. Anche Ranieri. Io ho sempre pensato che con poco eravamo vicini all’obiettivo: perciò ho sempre spinto in quella direzione, per arrivarci subito. Di solito funziona al contrario. Io pensavo da subito che fosse possibile il quarto posto. Ho sempre voluto rafforzare la squadra, non avevo lamentele personali. Poi, a dicembre/gennaio sono iniziati gli infortuni. Però, ho sempre pensato che così, con qualche idea in più, potevamo avere chances. Ma questo rientro nelle dinamiche aziendali. Con Ranieri non ci sono mai stati toni aggressivi in realtà. Domani giochiamo, siamo convinti che battendo una squadra forte, perché quello è, con una grande rosa andiamo oltre un limite: un po’ come gestivo le gare con la Roma ai tempi dell’Atalanta. Se la battiamo, meritiamo la Champions. Ci sono delle squadre che sono sopra, che sono un passo più avanti a noi, però il nostro è un parametro che mi sono sempre creato. Con l’Atalanta è così. La vedo in questo modo”.
Cosa manca per il quarto posto e cosa la preoccupa?
“Non ho parlato di mancanze, ma di voglia di migliorare. Sono stato chiamato qui per sviluppare la squadra con le mie idee, senza altri sconfini. La mia intenzione è sempre stata quella di migliorare senza aspettare troppo se possibile. Magari, senza infortuni era più agevole, ma ci proviamo. L’obiettivo resta quello”.
Cosa pensa dell’Atalanta di Palladino? C’è stata qualche frizione?
“Raffaele lo conosco che aveva 17 anni, l’ho allenato in Primavera e a Genova. Quando ha iniziato al Monza, veniva spesso a vedermi a Bergamo. Poi, in campo è normale. Quando finiscono i 90 minuti è tutto diverso. Il calcio è così, purtroppo l’agonismo è fatto anche di certe dinamiche. Io so di affrontare una squadra forte: ho lasciato la Champions e un anno di contratto perché pensavo di non poter fare altro di più di quanto fatto. Sono venuto a Roma perché per me era una possibilità straordinaria: sono contento. Sono stato anni a Genova, 9 a Bergamo: forse non sono una persona così brutta. Certo, nel tempo qualche frizione può capitare. Ma di quelli positivi quanti ce ne sono? Centinaia. Ho fatto questa scelta perché per me, la proprietà non era più Percassi e non c’era la stessa considerazione di me”.
Si sente di poter alzare l’asticella?
“Sono venuto per quello, poi si vedrà. Ho fatto una scelta perché ritenevo Roma una piazza gratificante. Ora ce la giochiamo”.
Domani sarà più fattibile rubare palla dall’alto o una costruzione dal basso?
“Due squadre simili. Ci sono dei dettagli: all’andata inizialmente è stata una buona gara, poi abbiamo sofferto un po’. Sono due squadre equilibrate, che si conoscono. Lì c’è un nucleo straordinario, ma io so che questi ragazzi hanno avuto grande spirito. Sarà una bella gara. Mi piace parlare di questo tipo di scontro. Sono convinto che il tifo ci darà ancora più una mano: non è decisiva se la vinci, forse se la perdi sì, ma comunque ti fa alzare le chance. La squadra deve pensare alla partita: mi dispiace, anche la gente dovrebbe farlo”.
C’è un qualcosa che ruberebbe dall’Atalanta?
“A Roma c’è tutto, soprattutto nella squadra e nell’ambiente esterno per fare bene. Lì la società era compatta con l’ambiente e squadra: è un clima ideale. Abbiamo costruito una rosa forte nel tempo, non c’erano solo giovani valorizzati e rivenduti a cifre altissime. C’era anche capacità di operare e costruire con me di costruire una squadra con anche un nucleo forte durato anni. Poi è stato sempre integrato: è cambiata tanto, rimanendo sempre forte. A questi si aggiungo introiti da rinvestire facendo utili: questo era una anomalia per l’Atalanta. Non era solo merito mio, ma anche della società a operare in sintonia con me. Poi la proprietà è cambiata, forse anche perché non c’era più il papà con il quale ero più legato (Gasperini si commuove e lascia la conferenza stampa, ndr).
“Non sono una brutta persona se sono stato 9 anni a Bergamo e 8 a Genova”.




